Per affrontare l’emergenza idrica serve consapevolezza e sostenibilità

Quanta acqua serve per produrre una t-shirt in cotone?
Circa 2.700 litri per una maglietta da 250 grammi

Quanta ne consumiamo per fare ogni giorno una doccia da 10 minuti?
In media, 120 litri.

Questi numeri ci dicono che ogni nostra azione, ogni prodotto che utilizziamo comporta un consumo idrico che impatta in modo significativo sull’ambiente e che non va trascurato, soprattutto in un momento di grande carenza idrica come quello che si sta registrando sul nostro Pianeta a causa del cambiamento climatico.

Secondo il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2021, i periodi di grande e prolungata siccità dovuti anche all’aumento del riscaldamento globale, sono infatti tra gli eventi ambientali estremi che sempre più frequentemente danneggiano l’uomo e l’ambiente. Nel periodo 2009-2019, la mancanza d’acqua ha coinvolto oltre 100 milioni di persone, uccidendo più di 2.000 persone e causando oltre 10 miliardi di dollari di perdite economiche.

Non c’è tempo da perdere: è importante iniziare a mettere in campo azioni concrete per salvaguardare il nostro Pianeta e l’umanità.

Perché l’acqua è una risorsa da proteggere

L’acqua è un bene prezioso, non solo per tutelare l’ambiente ma per la sopravvivenza stessa del genere umano. È una risorsa rinnovabile, ma la sua disponibilità è limitata, per questo deve usata con parsimonia e attenzione.

Nonostante l’acqua ricopra quasi il 70% del nostro Pianeta, quella “dolce” – che può essere utilizzata per attività casalinghe e produttive – rappresenta solo il 2,5% del suo volume totale. Quello che resta, ovvero il 97,5%, è acqua salata che arriva da mari e oceani. Ma non basta: della piccola percentuale di acqua dolce a disposizione, l’uomo ha accesso solo all’1% del totale mondiale, poiché in parte forma ghiacciai e nevai o resta intrappolata nel sottosuolo.

emergenza idrica

Ma c’è di più. Come utilizza l’uomo questa quantità d’acqua dolce?

Secondo il World Resource Institute, il 70% serve per l’irrigazione, l’agricoltura e l’allevamento per il settore alimentare, il 19% è destinato alle attività industriali e il 10% ad uso domestico. Numeri che potrebbero variare in modo catastrofico se non si trasforma il modo in cui si produce e si consuma, nei diversi paesi del mondo, puntando ad una maggiore sostenibilità.

Anche se ci troviamo in uno scenario di emergenza idrica globale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite sostiene che la percentuale di acqua dolce destinata all’alimentazione e alla coltivazione dei terreni sia destinata ad aumentare ancora di più in futuro, stimando che la popolazione globale avrà bisogno di circa il 60% in più di cibo entro il 2050 e che la produzione di alimenti che derivano da agricoltura irrigua aumenterà di oltre il 50% nello stesso periodo. Tutto ciò considerando che l’acqua dolce a livello globale scarseggia ogni giorno di più: con oltre 2 miliardi di persone che vivono in aree soggette a stress idrico e circa 3,4 miliardi di persone – il 45% della popolazione mondiale – che non hanno accesso a strutture igienico-sanitarie gestite in modo sicuro. Previsioni allarmanti riguardano anche l’industria, dove la domanda globale di acqua, tra il 2000 e il 2050, potrebbe portare ad un incremento della richiesta del 400% per il solo settore manifatturiero. Secondo le Nazioni Unite, da studi  indipendenti, entro il 2030 il mondo dovrà affrontare un deficit idrico globale del 40%.

Consumare meno acqua e in modo più responsabile

Le differenze tra la quantità di acqua consumata per uso industriale e quotidiano nei diversi paesi nel mondo sono spesso enormi, dipendendo da specifici fattori ambientali, infrastrutturali, economici e sociali. A livello europeo, ad esempio, l’Italia si classifica come uno fra i maggiori consumatori, con oltre 9 miliardi di m3 di acqua prelevata ogni anno per uso civile (+9% rispetto alla Spagna, +29% rispetto alla Francia e +39% rispetto alla Germania) e con prelievi ad uso potabile che raggiungono i 152,4 m3 per abitante (quasi il doppio della media UE e della Francia e 2,5 volte la Germania), come rileva il Libro Bianco 2021 realizzato da The European House – Ambrosetti.

emergenza idrica

A questo dato si aggiungono anche i consumi provenienti dal sistema industriale nei vari settori produttivi: la manifattura italiana consuma circa 3,8 miliardi di m3 d’acqua, con una media di 5,9 litri per euro di produzione realizzata. Se si considerano inoltre gli sprechi dovuti a carenze di manutenzione o all’invecchiamento della rete di diffusione nazionale il problema della carenza idrica assume proporzioni ancora più preoccupanti: basti pensare che nel 2020 in Italia è andato perso il 36,2% dell’acqua immessa nei canali di distribuzione del territorio.

La scarsità d’acqua e come viene consumata è dunque un problema che va affrontato con urgenza, su più livelli. Da un lato, è importante sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche che riguardano la società intera, dal bisogno di una produzione più sostenibile di beni e servizi, alla necessità di arrivare ad una gestione più corretta e controllata delle risorse idriche nei luoghi in cui abitiamo. Dalle imprese alle istituzioni, tutti hanno un ruolo fondamentale per contribuire a migliorare l’impatto che l’uomo ha sul Pianeta, attivando azioni che portino ad una trasformazione sociale ed economica a lungo termine. D’altro canto, non bisogna mai dimenticare quello che ognuno di noi, da cittadino consapevole e responsabile, può iniziare a fare ogni giorno, provando a ripensare in modo più “green” alle proprie abitudini personali.

Impariamo a ridurre la nostra impronta idrica

Conoscere la propria impronta idrica e promuovere un utilizzo più sostenibile di prodotti e risorse naturali è il punto di partenza per iniziare a consumare meno e meglio, promuovendo comportamenti virtuosi. Ma cosa si intente per impronta idrica? In generale, si tratta della quantità d’acqua che ognuno di noi consuma o spreca. Ad esempio, quando svolge una specifica attività – dal lavarsi al cucinare, da innaffiare le piante a fare il bucato.

Per diminuire il proprio impatto idrico sull’ambiente è quindi importante usare con moderazione l’acqua che arriva nelle nostre case, adottando buone pratiche quotidiane. Da uno studio condotto dall’ENEA – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile italiana – arriva un elenco di comportamenti utili a contrastare lo spreco d’acqua quotidiano e a combattere l’emergenza idrica. Ad esempio, chiudere i rubinetti ogni volta che ci laviamo i denti ci permette di risparmiare fino a 30 litri d’acqua; l’uso della lavastoviglie, a pieno carico, consuma circa 15 litri d’acqua a fronte dei 40 litri che vengono utilizzati per lavare i piatti a mano; scegliere la doccia invece che la vasca da bagno, aiuta invece a risparmiare fino a 1.200 litri d’acqua all’anno.

Questo, però, è solo uno dei modi in cui tutti noi consumiamo acqua: perché ogni prodotto che compriamo ha un’impronta idrica, che deriva dall’ammontare d’acqua che viene consumata, in modo diretto o indiretto, per realizzarlo. Per un nuovo paio di jeans, ad esempio, si deve sommare la quantità di acqua che serve in ogni fase di lavorazione necessaria per arrivare al prodotto finale – dalla coltivazione del cotone, alla tessitura, dalla tintura al confezionamento. In tutto, servono circa 8.000 litri d’acqua per produrre un paio dei nostri jeans preferiti.

emergenza idrica

Non è da meno il cibo: l’impronta idrica di 200 grammi di carne bovina equivale a 47 docce di 8 minuti, mentre per la sua lavorazione è necessaria una quantità di acqua 4 volte maggiore rispetto a quella che si impiega per la medesima quantità di carne di pollo. Le verdure hanno un’impronta idrica ancora più piccola, così come il tè rispetto al caffè. Numeri che valgono una riflessione concreta sulla sostenibilità del nostro stile di vita e su quali scelte potremmo fare per migliorarlo.

Iniziare a consumare meno acqua, preservando l’ambiente e l’umanità dalle conseguenze dell’emergenza idrica di oggi e del futuro, significa quindi partire dalla consapevolezza di come ognuno di noi impatta sul Pianeta per iniziare ad agire di conseguenza, da soli e tutti insieme. Ma da dove possiamo iniziare?

Dai numeri: il sito dell’associazione no profit Water Footprint Network mette a disposizione un vero e proprio calcolatore della propria l’impronta idrica, utile per valutare i propri consumi d’acqua e cambiare, di conseguenza, alcune delle proprie abitudini, provando a scegliere con maggior saggezza e senso di responsabilità cosa consumare e come.

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