Affrontare l’emergenza climatica proteggendo il suolo

In qualunque Paese del mondo, ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta le conseguenze del cambiamento climatico. Piogge torrenziali, esondazioni, caldo oltre la media stagionale, scioglimento dei ghiacci o assenza di neve. Una lunga lista di eventi che – non c’è più dubbio – sono dovuti al surriscaldamento del suolo terrestre.

Un pianeta sempre più caldo

Gli ultimi dati rilevati da Copernicus, il servizio sui cambiamenti climatici dell’Unione europea, descrivono il 2022 come un anno di eventi climatici estremi, con un diffuso aumento delle concentrazioni atmosferiche di gas serra e temperature da record in moltissime aree geografiche.

Per fare qualche esempio, l’Antartide ha registrato la temperatura più calda mai misurata negli ultimi 65 anni (-17,7°C, stazione di Vostok) con condizioni di ghiaccio marino insolitamente basse durante tutto l’anno. Nelle regioni tropicali e subtropicali, invece, temperature pre-monsoniche estremamente elevate hanno provocato ondate di caldo primaverili prolungate e temperature massime e minime da record (soprattutto in Pakistan e nell’India settentrionale). La Cina centrale e orientale ha vissuto ondate di calore di lunga durata, con conseguente siccità durante l’estate. Un caldo insolito che ha caratterizzato anche la tarda primavera e l’estate in Europa e che, associata alla mancanza di pioggia, ha causato forte siccità nelle aree meridionali e centrali del continente.

emergenza climatica e sfruttamento del suolo

Una situazione preoccupante confermata anche dall’ultimo rapporto del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) secondo cui il surriscaldamento del nostro pianeta, con un aumento della temperatura media globale di 1.1°C rispetto all’era preindustriale, sta ormai avendo impatti diffusi e disastrosi in tutto il mondo. Un andamento purtroppo in crescita, che se continuerà anche nei prossimi anni, potrebbe portare il riscaldamento globale a 1.5°C intorno al 2040, con conseguenze sempre più catastrofiche.

Disastri naturali e sfruttamento del suolo

Secondo i dati raccolti dalla WMO, agenzia intergovernativa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), tra il 1970 e il 2021, si sono verificati fenomeni meteorologici, climatici e idrici estremi che hanno causato ben 11.778 disastri, con 4,3 trilioni di dollari di danni e oltre 2 milioni di morti, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

A provocare molti di questi disastri naturali, connessi all’innalzamento costante della temperatura della Terra, non è però solo l’inquinamento e l’emissione eccessiva di CO2, ma anche lo sfruttamento eccessivo del suolo, dovuto a tutte quelle attività umane che mettono a rischio la stabilità del nostro delicato ecosistema e, in particolare, la tenuta del terreno.

emergenza climatica e sfruttamento del suolo

Pensiamo alla cementificazione delle aree urbane ed extraurbane, che riduce la permeabilità dei terreni, aumentando il rischio di frane e smottamenti, ma anche la deforestazione, da sempre causa importante del dissesto idrogeologico del territorio, poiché la riduzione della vegetazione diminuisce la sua stabilità, compromettendo i processi idrologici. Non da meno è l’agricoltura intensiva, che porta ad un utilizzo incontrollato del suolo e ad un elevato consumo idrico, a cui si aggiunge spesso la scarsa o assente manutenzione dei terreni e il selvaggio prelievo di risorse dal sottosuolo, che danneggia il suo equilibrio naturale.

Preservare l’ambiente e difendersi dal Global Warming

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), “invertire il processo di degrado dei suoli” è indispensabile per proteggere la biodiversità e contribuire a risolvere la crisi climatica del nostro pianeta, oltre a permettere di nutrire una popolazione mondiale in continua crescita. Circa il 95% della produzione di alimenti a livello mondiale dipende infatti dal suolo. Nonostante ciò, pratiche agricole non sostenibili, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e l’incremento demografico stanno mettendo a dura prova il nostro pianeta, dove un terzo del suolo è, secondo la FAO, già deteriorato.

emergenza climatica e sfruttamento del suolo

Non bisogna dimenticare che insieme agli oceani, il suolo terrestre, è uno tra i principali serbatoi di carbonio e riveste un ruolo fondamentale per mitigare i cambiamenti climatici. Inoltre, i suoli della Terra sono un’ambiente vitale per molte specie animali e vegetali, dato che si stima che ospitino il 25% della biodiversità mondiale.

Tutti dobbiamo fare la nostra parte

Come sostiene la FAO, tutti i Paesi nel mondo devono rafforzare il proprio impegno per proteggere e preservare la salute dei suoli, agendo su più fronti. Ad esempio, è indispensabile aumentare gli investimenti per sostenere l’adozione di pratiche di gestione sostenibile del suolo e favorire la ri-carbonizzazione dei suoli stessi, oltre a promuovere la protezione dei terreni agricoli con misure di sicurezza del regime di proprietà.

È prioritario favorire lo sviluppo di pratiche di agricoltura sostenibile e rigenerativa, anche attraverso l’impiego di tecnologie avanzate e innovative, per riuscire a contrastare gli effetti nocivi di tecniche di coltivazione e di allevamento intensive, che hanno portato all’esaurimento e all’erosione del suolo, danneggiando i sistemi naturali.

emergenza climatica e sfruttamento del suolo

Man non è tutto. La riduzione del consumo di suolo deve diventare un punto di partenza importante anche per promuovere una più corretta pianificazione territoriale e un’urbanizzazione sostenibile. A questo si aggiunge il bisogno di un maggior impegno nella riqualificazione urbana, per riutilizzare aree dismesse o sottoutilizzate invece di occupare nuovi terreni, e di un utilizzo più efficiente e controllato delle risorse idriche.

Infine, la lotta alla deforestazione, con l’obiettivo di proteggere il più possibile il polmone verde del nostro Pianeta. Basti pensare che, secondo le Nazioni Unite, le foreste ricoprono il 31% della superficie terrestre mondiale e assorbono circa 15,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

Un progetto interessante da seguire?

È stato da poco pubblicato il primo Atlante del Suolo dedicato (per ora) all’Asia, realizzato grazie alla Global Soil Partnership della FAO, insieme al Joint Research Center della Commissione europea, per promuovere una gestione sostenibile del suolo, preservarne la salute e contrastarne i fattori di degrado. L’Atlante del Suolo dell’Asia è il risultato di un lavoro d’équipe che ha coinvolto circa 100 esperti del suolo provenienti da 45 Paesi nel mondo: vuole essere uno strumento di lavoro per condividere con chiunque – dagli addetti ai lavori ad un pubblico generalista – azioni comuni per riuscire a difendere, tutti insieme, il suolo del nostro pianeta, valorizzandolo sia a livello ambientale che agroalimentare.

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