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Il Fast Fashion rallenta e lascia il passo ai capi green

By 5 Ottobre 2020No Comments

Quello del fast fashion, della moda usa e getta, è il settore che più contribuisce all’inquinamento ambientale prodotto dall’industria tessile, tra le più impattanti per consumo energetico e di risorse naturali. Un mercato frenetico, che vive della costante proposta di nuovi capi a costi contenuti e che nel 2019 ha raggiunto un volume di affari di ben 35,8 miliardi di dollari.

Un successo scontato dato che l’abbigliamento low cost porta direttamente dalla passerelle all’armadio di ognuno di noi abiti che ricalcano modelli d’alta moda e seguono le tendenze del momento. Ma con quali conseguenze? Processi produttivi scarsamente controllati e poco sostenibili, l’utilizzo massiccio di tessuti in fibre sintetiche di bassa qualità, elevati consumi energetici e un numero elevato di rifiuti immessi in natura, dovuto all’utilizzo smodato e poco responsabile di vestiti realizzati per essere usati “non più di una stagione”.

Fast Fashion vs Green style: quale futuro?

Secondo le analisi di McKinsey, a causa della variabilità del settore moda ogni anno vengono prodotti nel mondo più di 100 miliardi di articoli di abbigliamento, mentre oltre 92 milioni di tonnellate di abiti dismessi finiscono in discarica. A questo si aggiunge che il 35% dell’inquinamento da microplastiche presente nei nostri mari è causato dal lavaggio dei tessuti sintetici, gran parte dei quali sono prodotti proprio dai brand a basso costo.

Dagli anni ’90 ad oggi il mercato del fast fashion è costantemente cresciuto, inseguendo gli umori e le limitate possibilità economiche di un pubblico giovane e politiche commerciali poco attente alla salvaguardia del nostro Pianeta. Ma forse siamo di fronte ad una svolta epocale.

Fast Fashion

Da un lato, come riporta lo studio The State of Fashion 2020, si assiste ad una maggiore attenzione di piccole e grandi firme all’utilizzo di tessuti green ed eco-sostenibili accompagnata da posizioni aziendali più attente all’ambiente in ambito produttivo, commerciale e sociale. Scelte controtendenza rispetto a qualche decennio fa, anche tra i più giovani – ovvero la cosiddetta Generazione Z – per cui le mobilitazioni contro il cambiamento climatico e lo sfruttamento delle risorse naturali è diventato un vero e proprio style-of-life e una scelta etica.

Dall’altro si cominciano a sentire le conseguenze della crisi economica innescata dalla pandemia di Covid-19, che secondo il Fast fashion Global Market Report 2020, dovrebbe portare nel settore della moda mordi-e-fuggi ad una perdita di oltre 4 miliardi di dollari nell’anno in corso. Un dato che può essere letto in duplice modo: come un problema economico di portata globale per il comparto tessile oppure come l’opportunità per provare tutti insieme di adottare finalmente un approccio più slow che parta dall’importanza di utilizzare indumenti realizzati per durare di più e per avere un impatto più lieve sull’ambiente che ci circonda.

Scelte consapevoli per una moda sostenibile

Cambiare il modo di scegliere ciò che indossiamo è sicuramente il primo passo per abbracciare uno stile più responsabile. Come vengono prodotti i tessili che utilizziamo? Di quali materiali sono fatti?

Le fibre sintetiche sono considerate tra i maggiori responsabili dell’inquinamento ambientale causato dall’industria tessile, sia per le materie prime e i processi di lavorazione con cui vengono prodotte che per la difficoltà ad essere smaltite velocemente. I tessuti sintetici, però, oltre ad essere la prima scelta per molti capi creati per essere venduti a costi contenuti, possono offrire prestazioni maggiori rispetto a quelli prodotti con fibre organiche. Per questo, sono tra i preferiti per la produzione di abbigliamento tecnico e sportivo.

Fast Fashion

Ma non tutti i tessuti realizzati con fibre man-made sono uguali, per caratteristiche e qualità. Per fare una scelta sostenibile senza rinunciare alle performance per cui scegliamo i nostri abiti, basta sapere che esistono tessili sintetici che si degradano più velocemente di quelli tradizionali, basati ad esempio sull’uso di fibre sintetiche bio che non contengono componenti tossici per l’uomo e la natura.

Se impariamo ad acquistare inoltre tessili sintetici di alta qualità, l’impatto che i nostri abiti possono avere sull’ambiente e sulla nostra salute si riduce sensibilmente. Pensiamo ai capi prodotti con soluzioni che uniscono filati sintetici high-teh con l’alta qualità delle fibre naturali in grado di assicurare comfort ed elevate proprietà tecniche a tessuti destinati a condizioni ambientali particolari o ad attività sportive.

Sposando infine un modello di Economia Circolare, possiamo affidarci a tutti quei brand che utilizzano fibre sintetiche rigenerate o completamente riciclate per la produzione dei propri tessili. Il tal modo, qualunque tessuto può essere riutilizzato e trasformato in un nuovo prodotto evitando che diventi un rifiuto, permettendogli di continuare a creare valore, sia all’interno della filiera tessile che per il consumatore stesso. Il tutto, con minor spreco di materie prime, di energia e di risorse non rinnovabili, come appunto il petrolio.

Da dove cominciare, quindi?

Materiali high-tech, responsabilità sociale e attenzione all’ambiente sono alcune delle parole chiave della filosofia Greenperforming e dei brand che hanno deciso di promuoverne l’approccio seguendone il mood produttivo.

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