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Biodegradabilità: la nuova frontiera dei tessuti sintetici sostenibili

By 22 Giugno 2020Giugno 25th, 2020No Comments
Quali tessuti sintetici possono aiutare a ridurre l'inquinamento da microplastiche nei mari

Se da un lato la ricerca scientifica dimostra che l’industria tessile è tra i settori produttivi che più contribuiscono all’inquinamento del nostro Pianeta, dall’altro bisogna ammettere che non sono poche le soluzioni tessili innovative sviluppate per assicurarne la salvaguardia. Frutto di progresso tecnologico, processi di lavorazione sostenibili e di un approccio sempre più green e responsabile alla moda.

Dalla street fashion ai capi tecnici per lo sport, outdoor e indoor, la regola che muove questi rivoluzionari progetti di design è quella di dare vita ad una produzione sempre più attenta alla natura e alla salute dei consumatori, senza rinunciare all’estetica e alle performance tecniche di un abito. Questo è soprattutto il caso dei tessuti sintetici, che maggiormente incidono sulla creazione di rifiuti e di scarti nocivi.

Tra le diverse strade che il settore sta percorrendo per abbracciare in toto la sostenibilità, c’è quella della realizzazione di fibre sintetiche biodegradabili capaci di ridurre al minimo la propria impronta sull’ambiente.

Biodegradabilità accelerata: una nuova sostenibilità

Cosa significa per un tessuto essere “biodegradabile”? In generale, ci si riferisce alla capacità di un materiale tessile di decomporsi attraverso la trasformazione delle sostanze che lo costituiscono in altre più semplici, senza rilasciare sostanze inquinanti. Vediamo però cosa accade se si parla di filati artificiali che potrebbero sembrare più difficili da smaltire rispetto a quelli organici.

Anche i tessuti sintetici possono biodegradarsi in tempi non troppo lunghi se sono composti da fibre con particolari caratteristiche e se sono stati sottoposti a speciali processi di lavorazione. A rendere davvero sostenibile un tessuto non è infatti la materia prima con cui è prodotto, bensì il processo con cui viene realizzato, che deve essere il più possibile controllato e trasparente, attento al benessere della natura e delle persone – dai lavoratori del settore, ai consumatori stessi.

Un esempio virtuoso in tal senso è costituito dall’uso di fibre a Biodegradabilità accelerata, che grazie a specifici additivi riescono a decomporsi molto più velocemente delle normali fibre sintetiche, senza produrre sostanze tossiche durante il processo di degradazione e assicurando così un ridotto impatto sull’ambiente. Si tratta quindi di una caratteristica che nobilita tutti quei tessuti man made che notoriamente vengono etichettati come i più dannosi per la nostra Terra, migliorandone le qualità intrinseche e rendendoli una valida risposta al “tema del fine vita” in campo tessile.

I tessuti sintetici a biodegradabilità accelerata rientrano appieno in un modello di economia circolare i quali qualunque capo concluso il suo periodo di vita può essere trasformato in un nuovo prodotto capace di generare ancora valore, alimentando un ciclo d’utilizzo potenzialmente infinito in grado di promuovere un approccio sostenibile alla produzione e al consumo.

Fibre sintetiche biodegradabili, ma performanti

Grazie all’innovazione tecnologica anche i capi realizzati con fibre sintetiche biodegradabili riescono ad assicurare a chi li indossa elevate performance, coniugando il massimo del comfort fisico con caratteristiche tecniche capaci di renderli adatti a determinati ambienti o per svolgere particolari attività.

Progettata per dar voce a questa necessità è la tecnologia BioBack sviluppata da M.I.T.I che impiega filati a Biodegradabilità accelerata realizzati grazie a due componenti speciali. Il primo è la Poliammide Amni Soul Eco®, prodotta da Fulgar, che non contiene componenti tossici ed capace di biodegradarsi il modo estremamente veloce durante la sua fase di fine vita. Il processo è semplice: entrando in contatto con i microorganismi esistenti,in un ambiente autogeno, si dà avvio ad un processo che fa degradare il filato entro 5 anni contro i 50-100 anni di una fibra sintetica classica. In più, durante il suo ciclo produttivo e di trasformazione, questa poliammide influisce in modo molto ridotto sull’ambiente – con bassi consumi di acqua per la sua realizzazione e di energia necessaria per la cura del capo, come asciugatura e stiraggio.

A questa sia affianca l’elastomero della gamma Eco Smart Roica™ V550, prodotto in modo sostenibile a partire da un polimero di ultima generazione. Anche questa fibra stretch hi-tech consuma meno energia per essere prodotta rispetto ad elastomeri standard e durante il processo di degradazione non rilascia sostanze tossiche. A confermarlo è la certificazione Cradle to Cradle™, che promuove la creazione e l’uso di prodotti e materiali atossici nel pieno rispetto di una circolarità sostenibile.

La combinazione di queste due fibre a tecnologia avanzata è utilizzata per produrre tessuti che si caratterizzano per prestazioni d’eccellenza: leggerezza, rapidità nell’asciugatura e un’elevata capacità di gestione dell’umidità che li rende adatti alla produzione di t-shirt o maglie leggere destinate a svariate attività sportive. Altre caratteristiche dei tessuti BioBack sono una grande resistenza all’usura e alle abrasioni, utili per produrre felpe o indumenti per primi e secondi strati protettivi.

Sostenibilità e Performance sono due aspetti essenziali e complementari di un tessile eco-friendly: questo è il cuore del #greenperforming e di tutti i prodotti che sposano questa visione rivoluzionaria di produzione e consumo.

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